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Alberto Rizzi

Sono nato il giorno di Giano che guarda avanti e indietro. Fui cacciatore di efelanodonti e di altri animali immaginari, poi domatore di destrieri volanti ed esploratore del suolo lunare. Poi il sistema scolastico nazionale ebbe la meglio su di me: mi diplomai in studi classici al Liceo Maffei e ciò fece di me un illecito traduttore dal greco, un amante di Ovidio, di Euripide e di Apuleio. Fin da bambino ho fatto teatro e solo successivamente mi sono dedicato al cinema. Dopo il diploma sono andato nella fredda Milano e mi sono diplomato in regia cinematografica, sono stato nelle mollezza di Roma a lavorare nel cinema e finalmente tornato a Verona per fare teatro. Per molti anni hanno scritto che ero un giovanissimo regista, ora si limitano a scrivere che sono un regista. Sono un attore per contingenza, un regista per vocazione, uno scrittore per passione. Avevo diciotto anni quando fondai la mia casa di produzioni teatrali e cinematografiche e la chiamai Ippogrifo perché già allora mi sembrava necessario poter giungere sulla Luna nel più breve tempo possibile. Scrivere per il teatro è sempre stato il mio grande amore. Ho scritto diversi opere teatrali, tra cui l’Elefante Bianco un testo che mi ha fatto apprezzare dalla critica e dal pubblico e che mi ha regalato molte soddisfazioni, come il secondo posto al premio di drammaturgia Diego Fabbri nel 2006. Sei anni più tardi ho portato in scena quel testo come regista e attore con un ottimo successo. L’Elefante Bianco e tutti i testi che ho scritto parlano della menzogna, anche se non so il perché, oppure forse lo so, ma non mi va di scoprirlo. Ippogrifo è la casa di molti artisti veronesi e non solo. Nel 2009 ho incontrato l’attrice veronese Chiara Mascalzoni che è diventata l’altra anima di Ippogrifo e la prima attrice di tutti i miei spettacoli. Un paio di anni fa è arrivata anche Barbara Baldo ad occuparsi dell’organizzazione, anche di quella della mia vita. Ho girato film e allestito spettacoli. Ogni giorno che ho passato in teatro mi sono sentito fortunato. Ho raccontato storie, ho amato, ho riso e pianto, ho vissuto sempre sospeso a metà strada tra il piccolo mondo chiuso nelle mura di un teatro e il mondo grande che sta fuori da quelle mura. Leggo spesso l’Orlando Furioso e l’Amleto e ancora li amo tantissimo. Ancora inseguo gli efelanodonti, quando al tramonto si fermano a brucare nelle praterie e ignari della loro rarità si amano con versi di sinfonica bestialità”.